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Studio di Nomisma sui Big Data

Realizzato per conto di Aster e della Regione Emilia-Romagna, lo studio è stato presentato durante l’edizione 2018 di R2B (Research to Business), il salone internazionale dell’innovazione

L’analisi realizzata da Nomisma ha riguardato un campione di importanti aziende emiliano-romagnole (fra cui Bper, Cir, Coop, Granarolo, Unipol Sai, Yoox, Crif, Sacmi, IMA, ecc.) che lavorano con i big data.

La ricerca ha evidenziato che le aziende di produzione e servizi utilizzano i big data prevalentemente per effettuare analisi di mercato e della clientela (83,3% delle risposte), per sviluppare nuovi prodotti/servizi e per migliorare la produzione (75% ciascuna) e per gestire le attività post vendita (41,7%). Dall’altro lato, le imprese di ICT utilizzano i big data per migliorare la produzione (64,7%), per sviluppare prodotti e servizi (58,8%), ma anche per analizzare i mercati e i comportamenti della clientela (41,2%)e per gestire le attività di post vendita (47,1%).

Diversi sono gli obiettivi strategici che le imprese intervistate vorrebbero raggiungere utilizzando tecniche avanzate di data analytics. Le imprese di produzione e servizi, per non divulgare dati che potrebbero contenere informazioni sensibili preferiscono (82%) fare la prima analisi internamente e puntano principalmente a ottenere un aumento del fatturato e a sviluppare nuovi processi e prodotti (78,6% per ognuna delle opzioni). Altrettanto importanti sono lo sviluppo delle relazioni con i clienti e il marketing (71,4%), l’efficientamento dei processi esistenti (50%), l’aumento della produttività e l’individuazione di nuovi mercati (42,9% ciascuna). Gli obiettivi delle imprese ICT sono invece prevalentemente orientati all’aumento del fatturato (90%), all’aumento della produttività e all’efficientamento dei processi (70% ciascuna).

Le aree aziendali che più di tutte beneficiano dell’utilizzo dei big data nelle imprese di produzione e servizi sono il “business” (54,6%), l’IT (36,4%), il “marketing” e la ricerca e sviluppo (27,3% ciascuna), e la divisione produzione (18,2%).

Oltre il 78% delle imprese di produzione e servizi intervistate e quasi l’89% di quelle ICT ha dichiarato di avere in programma l’assunzione di nuove risorse anche se contemporaneamente il 75% delle aziende di produzione e servizi e il 76,9% di quelle ICT riscontra grosse difficoltà nel reperire le figure ricercate. Le imprese che operano nei big data sono consapevoli dell’importanza di assicurarsi le migliori risorse sul mercato che non sono tantissime e ne fanno così lievitare il valore.

Sia per le imprese dell’ICT che per le imprese di produzione e servizi il principale canale di reperimento delle risorse specializzate è quasi esclusivamente quello universitario (72% ICT; 100% produzione e servizi). Le imprese stipulano accordi con le istituzioni universitarie e ospitano i laureandi per realizzare tirocini formativi e tesi di laurea. Questo rappresenta per le imprese un modo per conoscere il potenziale futuro dipendente e testare sul campo se ha le competenze e le attitudini idonee. Oltre alle Università alcune imprese sia della ICT che di produzione usano come canale di ricerca i social, ed in particolare Linkedin, e le società di recruitment.

La ricerca ha evidenziato l’importanza di migliorare alcuni fattori che rischiano di rendere complesso il raggiungimento degli obiettivi fissati nei progetti. Si tratta di fattori culturali per il 60% delle aziende ICT e l’81,8% di quelle produzione e servizi: gli operatori non sanno spesso come utilizzare le procedure di analisi e non sanno capirne né le funzionalità né le finalità.

In alcuni casi vi è anche un problema di accrescere le competenze manageriali con adeguata formazione sul tema per poter gestire i progetti di big data analytics.

Il 27% delle aziende di produzione e servizi ha segnalato pure ostacoli di natura normativa legati all’entrata in vigore del Regolamento GDPR sulla privacy che sta causando alle imprese non poche difficoltà interpretative.

Gli ostacoli di carattere “finanziario” sono limitati (9,1%) per le aziende di produzione e servizi ma non per le imprese ICT (40%) perché spesso i costi di implementazione delle tecnologie preesistenti per adattare la struttura aziendale ai progetti di big data analytics sono ingenti. Ai costi per le tecnologie vanno aggiunti anche quelli per il personale e la sua formazione. Le risorse che si dedicano a tempo pieno allo sviluppo di progetti di big data sono mediamente di più nelle aziende ICT (20,29 persone) rispetto a quelle di produzione e servizi (15,33). Se nelle imprese ICT a occuparsi di big data sono prevalentemente l’amministratore delegato (70%), il direttore dei sistemi informativi (50%) e il direttore R&S (20%), nelle imprese di produzione e servizi la figura più coinvolta è quella del direttore dei sistemi informativi (43,8%), seguito dal direttore R&S (31,3%). In quasi un’azienda su due (46,2%) esistono team di lavoro interdipartimentali e in oltre un terzo (38,5%) esiste uno specifico dipartimento di data anaytics/IT.

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pubblicato il 2018/10/22 16:50:19 GMT+1 ultima modifica 2018-10-22T16:50:19+01:00

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