Lavoro e immigrazione

Tirocinio

I cittadini stranieri comunitari, o extracomunitari che soggiornano regolarmente sul territorio italiano, possono effettuare un tirocinio con le stesse modalità dei cittadini italiani. I cittadini extra-Ue che si trovano all'estero possono fare ingresso in Italia per finalità formative, qualora siano chiamati a svolgere in unità produttive del nostro Paese attività nell'ambito di un rapporto di tirocinio funzionale al completamento di un corso di formazione professionale.

Ai fini dell'ingresso per tirocinio formativo e di orientamento non è richiesto un nulla osta al lavoro. Il visto d'ingresso per motivi di studio o formazione viene rilasciato direttamente dalla rappresentanza diplomatico-consolare, nei limiti di un contingente annualmente determinato.

Nel progetto di tirocinio potrà poi stabilirsi che tale onere sia assunto direttamente dal soggetto ospitante. Altra peculiarità relativa ai tirocini da attivare con i cittadini extra-Ue che si trovano all'estero  riguarda il progetto di tirocinio da allegare alla domanda di visto presentata alla rappresentanza diplomatico consolare su richiesta dei soggetti promotori, il quale deve essere prima debitamente vistato dall'autorità competente ai sensi dei singoli ordinamenti regionali.
I progetti di tirocinio vanno quindi, così come anche previsto dall'art. 40, comma 9 del regolamento di attuazione del Testo Unico sull'immigrazione, preventivamente vistati dalle Regioni.

La DGR n. 543 del 18/05/2015 regolamenta i tirocini di stranieri residenti all'estero.

Dopo un'istruttoria amministrativa e un'ispezione all'azienda, la Regione appone un visto tramite un atto monocratico del direttore dell'Agenzia regionale per il lavoro. L'atto, che riporta i dati del promotore, dell'azienda ospitante e del tirocinante, nonché il piano formativo, la sede, la durata, le facilitazioni previste e i risultati dell'ispezione, è essenziale per ricevere il visto d'ingresso in Italia, ma non lo garantisce in quanto è l'Ambasciata Italiana-Ufficio Visti nel paese di origine del tirocinante che decide il rilascio o meno del visto.

Al tirocinante viene concesso un permesso di soggiorno per motivi di studio. Tali permessi di soggiorno, a differenza di tutti gli altri permessi rilasciati ai sensi dell'art. 27 del Testo Unico sull'immigrazione, a conclusione del tirocinio svolto, possono essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro, qualora il datore di lavoro presso cui il tirocinio è svolto o altro datore di lavoro siano disposti ad assumere il tirocinante con regolare contratto di lavoro.  
Tale conversione è possibile solo nei limiti della quota annualmente stabilita con l’apposito decreto flussi.

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Pubblicato il 31/05/2016 — ultima modifica 07/03/2017
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